Cominciati i colloqui fra Stati Uniti e Iran a Islamabad
A Islamabad riprendono i negoziati diretti tra Washington e Teheran, ma il presidente del parlamento iraniano frena: "Buone intenzioni, ma la fiducia è ancora lontana".
A Islamabad riprendono i negoziati diretti tra Washington e Teheran, ma il presidente del parlamento iraniano frena: "Buone intenzioni, ma la fiducia è ancora lontana". | Contesto: cronaca
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- Cominciati i colloqui fra Stati Uniti e Iran a Islamabad
Contesto
A Islamabad, capitale del Pakistan, sono ufficialmente cominciati i colloqui diretti tra rappresentanti degli Stati Uniti e della Repubblica Islamica dell'Iran. L’avvio dei negoziati, confermato da fonti diplomatiche, segna un tentativo di riavvicinamento dopo un lungo periodo di stallo e tensioni elevate. La scelta della sede, un paese tradizionalmente vicino a Teheran ma con relazioni complesse anche con Washington, appare un compromesso volto a garantire neutralità. Non sono stati resi noti i nomi dei negoziatori né l’agenda dettagliata dei lavori, ma si ritiene che al centro delle discussioni vi siano le questioni nucleari e la stabilità regionale. Il clima di cauta speranza che accompagna l’apertura del dialogo è stato immediatamente temperato da dichiarazioni provenienti da Teheran. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano e figura di spicco nell’establishment conservatore, ha commentato l’evento con parole che riflettono il profondo scetticismo iraniano. "Abbiamo buone intenzioni", ha affermato Ghalibaf, per poi aggiungere senza mezzi termini: "ma non ci fidiamo". Questa dichiarazione, rilasciata parallelamente all’avvio dei colloqui, delinea i contorni di una sfida diplomatica enorme: costruire un percorso negoziale su fondamenta di diffidenza reciproca consolidata da decenni. La diffidenza evocata da Ghalibaf affonda le radici in una storia di rapporti conflittuali, sanzioni economiche, accuse di interferenza e sospetti reciproci. Il fallimento dell’accordo nucleare del 2015 (JCPOA), dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti nel 2018, ha rappresentato un colpo durissimo per qualsiasi residua fiducia. Da allora, l’Iran ha progressivamente incrementato le sue attività di arricchimento dell’uranio, avvicinandosi pericolosamente alla soglia del materiale necessario per un ordigno nucleare, mentre Washington ha mantenuto e intensificato la pressione sanzionatoria. Il contesto regionale, con conflitti per procura e attacchi a navi e infrastrutture energetiche, ha ulteriormente inasprito le posizioni. La dichiarazione del presidente del parlamento iraniano non è un episodio isolato, ma rispecchia una dinamica di potere interna a...
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Categoria: cronaca