Dal FLASH ai primi lanci: la cattura di Provenzano dall'archivio ANSA
L'11 aprile 2004 finiva la latitanza del boss dei boss, catturato in un casolare di Corleone con i suoi messaggi cifrati.
L'11 aprile 2004 finiva la latitanza del boss dei boss, catturato in un casolare di Corleone con i suoi messaggi cifrati. | Contesto: cronaca
Punti chiave
- Dal FLASH ai primi lanci: la cattura di Provenzano dall'archivio ANSA
Contesto
L'11 aprile 2004, alle 17:55, un flash dell'ANSA squarciava il silenzio di una domenica di primavera: «CATTURATO BERNARDO PROVENZANO». L'arresto del superlatitante, il «capo dei capi» di Cosa Nostra ricercato dal 1963, avveniva in un anonimo casolare di campagna a pochi chilometri da Corleone, il paese-simbolo della mafia siciliana. Provenzano, 71 anni, fu sorpreso da un reparto scelto del Ros dei Carabinieri mentre si trovava in una stanza spoglia, vestito con una tuta e un berretto da lavoro. Nelle sue tasche, gli investigatori trovarono due pistole e diversi «pizzini», i minuscoli messaggi cifrati su strisce di carta che costituivano il suo sistema di comando. Quella cattura non fu il frutto di una retata improvvisa, ma il punto di arrivo di un'indagine meticolosa e innovativa, che aveva saputo decifrare il codice della sua invisibilità. Provenzano, soprannominato «il ragioniere» per la sua gestione finanziaria della cosca o «Binnu u tratturi» per la sua capacità di arare in profondità senza farsi vedere, aveva eluso la cattura per oltre quarant'anni. La sua strategia era basata su un ritorno al silenzio e alla clandestinità più assoluta dopo gli anni delle stragi, sostituendo le esplosioni di violenza con un controllo più sottile e imprenditoriale del territorio. Il ritrovamento dei pizzini rappresentò una svolta epocale. Quei foglietti, stretti in cellophane e nascosti sotto un masso o dentro la biancheria, erano il suo internet personale, una rete di comunicazione lenta e analogica ma ritenuta inattaccabile. La loro decifrazione da parte dei magistrati di Palermo, in particolare di Giuseppe Pignatone e Pietro Grasso, permise di ricostruire la gerarchia dell'organizzazione e i meccanismi di comando. I messaggi, scritti in un gergo criptico con riferimenti biblici, rivelavano un uomo che governava un impero criminale con la pazienza di un amministratore, ordinando estorsioni, appalti e persino le nomine dei picciotti. La latitanza di Provenzano era diventata un mito e, al tempo stesso, una ferita aperta per lo Stato. La sua capacità di vivere a pochi passi dai luoghi natìi, protetto da un'ampia rete di complicità omertose, sembrava confermare l'impotenza...
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Categoria: cronaca