Deficit/Pil dell'Italia al 3,1% nel 2025, debito in crescita al 137,1%

L'Italia chiude il 2025 con un rapporto deficit/Pil al 3,1% e debito pubblico in salita al 137,1%, confermando la procedura Ue per disavanzo eccessivo.

L'Italia chiude il 2025 con un rapporto deficit/Pil al 3,1% e debito pubblico in salita al 137,1%, confermando la procedura Ue per disavanzo eccessivo. | Contesto: cronaca

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Contesto

L’Italia archivia il 2025 con un rapporto deficit/Pil al 3,1%, mentre il debito pubblico sale al 137,1% del prodotto interno lordo. Lo certificano le stime diffuse oggi da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, confermate dall’Istat. I dati, che fotografano una situazione di finanza pubblica ancora sotto pressione, arrivano in un contesto in cui resta aperta la procedura per disavanzo eccessivo avviata dalla Commissione europea nei confronti del nostro Paese. Il dato sul deficit, pari al 3,1%, segna un lieve miglioramento rispetto alle previsioni iniziali del governo, che per il 2025 indicavano un rapporto al 3,3%. Tuttavia, il superamento della soglia del 3% stabilita dal Patto di stabilità e crescita continua a esporre l’Italia a un monitoraggio rafforzato da parte di Bruxelles. La procedura per disavanzo eccessivo, formalmente avviata lo scorso anno, impone al governo di presentare un piano di rientro credibile, con correzioni strutturali delle finanze pubbliche. Il debito pubblico, dal canto suo, segna un incremento rispetto al 134,8% registrato nel 2024, attestandosi al 137,1%. Si tratta del livello più alto dal 2021, quando la pandemia aveva fatto schizzare il rapporto al 154,9%. La crescita del debito è trainata dalle spese per interessi, che restano elevate nonostante il rallentamento dell’inflazione, e dalla necessità di finanziare le misure di sostegno all’economia, come i bonus edilizi e gli sgravi fiscali. Il quadro delineato da Eurostat e Istat arriva in un momento delicato per i conti pubblici italiani. Il governo, impegnato nella stesura della legge di bilancio per il 2026, si trova a dover conciliare gli impegni di riduzione del deficit con le richieste di maggiori spese per sanità, istruzione e infrastrutture. La Commissione europea, dal canto suo, ha già segnalato che il percorso di rientro dovrà essere “graduale ma credibile”, con tagli strutturali alla spesa corrente e un rafforzamento della crescita potenziale. Le stime di oggi confermano le difficoltà strutturali dell’economia italiana, che sconta un debito storico elevato e una crescita modesta. Il rapporto debito/Pil, pur in calo rispetto ai picchi pandemici, resta ben al di...

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