I media iraniani: 'Se gli Usa accettano le precondizioni di Teheran i colloqui al via domani'

Teheran pone le sue condizioni per l'avvio dei negoziati a Islamabad, mentre il presidente Ghalibaf esprime diffidenza verso Washington.

Teheran pone le sue condizioni per l'avvio dei negoziati a Islamabad, mentre il presidente Ghalibaf esprime diffidenza verso Washington. | Contesto: cronaca

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I colloqui diretti tra Iran e Stati Uniti, attesi da mesi nella capitale pakistana Islamabad, potrebbero iniziare già domani, ma solo a una condizione: che Washington accetti formalmente le precondizioni poste da Teheran. Lo riportano con insistenza i media di Stato iraniani, citando fonti vicine alla delegazione negoziale. Le due delegazioni sono già sul posto, pronte a sedersi al tavolo, in un clima descritto dalle stesse fonti come teso e carico di diffidenza reciproca, alla vigilia di un possibile dialogo che potrebbe segnare una svolta nelle relazioni bilaterali, congelate da anni. Il presidente iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha confermato la presenza della sua delegazione a Islamabad, ma ha subito temperato qualsiasi ottimismo con dichiarazioni di principio. "Abbiamo buone intenzioni e siamo pronti a un dialogo costruttivo", ha affermato Ghalibaf in un breve commento riportato dalle agenzie, "ma non ci fidiamo. La storia degli ultimi decenni ci ha insegnato che le promesse americane spesso non vengono mantenute". Questa dichiarazione, rilasciata poco dopo l'arrivo della squadra negoziale, delinea immediatamente il campo minato sul quale si muoveranno i diplomatici. La diffidenza non è una posizione marginale, ma il fondamento stesso dell'approccio iraniano alla trattativa. Le "precondizioni" di cui parlano i media iraniani non sono state esplicitate pubblicamente in dettaglio, ma analisti politici a Teheran ritengono che al centro vi sia la richiesta di garanzie concrete sull'attuazione di eventuali accordi, con particolare riferimento alla questione nucleare e alla rimozione delle sanzioni. L'Iran ha più volte denunciato il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare del 2015 (JCPOA) sotto l'amministrazione Trump come il classico esempio della "mala fede" americana. Qualsiasi nuovo negoziato, quindi, deve partire da solide garanzie che un simile scenario non si ripeta, una richiesta che tocca direttamente la politica interna americana e la sua stabilità. Il contesto regionale aggiunge ulteriore complessità ai colloqui. Islamabad, scelta come sede neutrale, si trova a ospitare un vertice che potrebbe ripercuotersi sugli equilibri...

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Categoria: cronaca