Il giorno dei colloqui Usa-Iran. Teheran: 'Abbiamo buone intenzioni, ma non ci fidiamo'

A Islamabad riprendono i colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran, ma Teheran avverte: 'Buone intenzioni, ma la fiducia è ancora lontana'.

A Islamabad riprendono i colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran, ma Teheran avverte: 'Buone intenzioni, ma la fiducia è ancora lontana'. | Contesto: cronaca

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Le delegazioni di Stati Uniti e Iran sono arrivate a Islamabad, dove i negoziati diretti per cercare di sbloccare l'impasse sul nucleare dovrebbero iniziare nel pomeriggio. L'incontro, il primo di questo tipo dopo una lunga pausa, si svolge in un'atmosfera carica di tensione e reciproca diffidenza, nonostante i recenti segnali di apertura. Fonti vicine alla delegazione iraniana hanno già fatto trapelare un messaggio chiaro: Teheran afferma di avere "buone intenzioni" ma ammette candidamente di "non fidarsi". Una premessa che getta un'ombra lunga sulle possibilità di un rapido progresso e delinea lo scenario di trattative complesse e potenzialmente prolungate. Il ritorno al tavolo delle trattative avviene dopo mesi di stallo e di escalation verbale, in un contesto regionale estremamente volatile. La questione centrale rimane il futuro dell'accordo nucleare del 2015, formalmente noto come JCPOA, da cui gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente nel 2018 sotto l'amministrazione Trump. Da allora, Teheran ha progressivamente violato i limiti imposti dall'accordo sull'arricchimento dell'uranio, avvicinandosi pericolosamente alla soglia che la comunità scientifica internazionale considera necessaria per la costruzione di un ordigno. La nuova amministrazione americana ha dichiarato di voler tornare al patto, ma a condizioni che l'Iran, a sua volta, ritorna al pieno rispetto degli impegni. La scelta di Islamabad come sede neutrale non è casuale. La capitale pakistana mantiene relazioni diplomatiche con entrambe le parti ed è stata in passato teatro di mediazioni delicate. Tuttavia, il luogo non può cancellare il peso della storia recente. L'assassinio del generale Qasem Soleimani per mano americana nel 2020 e i ripetuti attacchi a navi e infrastrutture nel Golfo hanno creato un solco di ostilità profonda. La dichiarazione iraniana sulla mancanza di fiducia riflette proprio questa eredità di ostilità e sospetti reciproci, che va ben al di là delle mere questioni tecniche dell'arricchimento. Gli osservatori internazionali sottolineano che la posta in gioco va oltre il controllo degli stock di uranio. Per Washington, un accordo rappresenterebbe un successo...

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Categoria: cronaca