Il prezzo petrolio sale, Borse europee in rosso dopo l'impasse dei negoziati Usa-Iran

Il fallimento dei colloqui sul nucleare iraniano spinge il Brent sopra i 120 dollari, trascinando al ribasso le piazze finanziarie europee.

Il fallimento dei colloqui sul nucleare iraniano spinge il greggio verso nuovi massimi, trascinando al ribasso le piazze finanziarie europee. | Contesto: cronaca

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  • Il prezzo petrolio sale, Borse europee in rosso dopo l'impasse dei negoziati Usa-Iran

Contesto

Le principali borse europee hanno chiuso la seduta in netto territorio negativo, mentre i prezzi del petrolio hanno continuato la loro corsa rialzista. La causa scatenante di questa turbolenza finanziaria è l'impasse nei negoziati tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare di Teheran, che ha fatto svanire le speranze di un rapido ritorno sul mercato di ingenti volumi di greggio iraniano. L'indice FTSE MIB di Milano, il CAC 40 di Parigi e il DAX tedesco hanno registrato perdite significative, riflettendo il nervosismo degli investitori di fronte a uno scenario geopolitico che si complica. La trattativa per ripristinare l'accordo nucleare del 2015, noto come JCPOA, è infatti giunta a un punto morto. La possibilità di una sua conclusione positiva aveva tenuto a bada le quotazioni dell'energia per mesi, con l'aspettativa che l'eventuale rimozione delle sanzioni avrebbe liberato le esportazioni di petrolio iraniano, aumentando l'offerta globale. Con il protrarsi dello stallo, il mercato deve ora fare i conti con una realtà di offerta più stretta del previsto, in un momento in cui la domanda mondiale di energia rimane robusta nonostante i timori inflazionistici. Il barile di Brent del Mare del Nord, riferimento per l'Europa, ha superato la soglia psicologica dei 120 dollari, toccando i massimi da inizio marzo. In parallelo, i futures sul gas naturale hanno ripreso a salire, alimentando ulteriori preoccupazioni per i costi energetici che gravano su industrie e consumatori. L'andamento dei futures statunitensi, chiusi in debolezza, non è bastato a controbilanciare l'effetto dominò partito dall'Europa, dimostrando come la variabile geopolitica stia ora guidando le dinamiche di mercato più dei pur rilevanti dati macroeconomici. Lo scenario ha immediate ripercussioni sull'economia reale. Un greggio costantemente sopra i 100 dollari al barile rappresenta un potente freno alla crescita, erodendo il potere d'acquisto delle famiglie e comprimendo i margini delle aziende, in particolare di quelle dei settori energivori e dei trasporti. La Banca Centrale Europea si trova così nella complessa situazione di dover contrastare un'inflazione galoppante, in gran parte trainata...

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Categoria: cronaca