La precarietà economica e lavorativa alimenta i populismi in Europa
La sociologa italiana di Cambridge: la crescente insicurezza economica e lavorativa è il carburante principale dell'ascesa dei movimenti populisti in Europa.
La sociologa italiana di Cambridge: la crescente insicurezza economica e lavorativa è il carburante principale dell'ascesa dei movimenti populisti in Europa. | Contesto: cronaca
Punti chiave
- La precarietà economica e lavorativa alimenta i populismi in Europa
Contesto
La precarietà economica e lavorativa rappresenta il motore principale della crescita dei movimenti populisti in Europa. È questa l'analisi netta di una sociologa italiana che conduce le sue ricerche presso l'Università di Cambridge, la quale individua nell'insicurezza materiale e nella paura per il futuro il terreno fertile su cui attecchiscono le promesse di semplici soluzioni nazionali a problemi complessi e transnazionali. Il fenomeno, secondo lo studio, non è confinato a una singola nazione ma attraversa il continente, mostrando dinamiche simili in contesti diversi, dalle economie più solide a quelle in maggiore difficoltà. L'analisi sottolinea come il populismo contemporaneo non nasca esclusivamente da un risentimento culturale o identitario, sebbene questi elementi giochino un ruolo significativo. La base materiale della protesta è invece costituita da decenni di trasformazioni del mercato del lavoro, caratterizzate dalla erosione dei posti fissi, dalla crescita del lavoro a termine e della gig economy, e da una percezione diffusa di stagnazione o declino del tenore di vita per ampie fasce della popolazione. Questa insicurezza cronica mina la fiducia nelle istituzioni tradizionali e nei partiti di governo, percepiti come distanti o incapaci di offrire protezione. Il contesto europeo, con le sue regole di bilancio stringenti e la libera circolazione di merci, capitali e persone, viene spesso presentato dai leader populisti non come uno spazio di opportunità, ma come l'architettura stessa che ha reso possibile questa precarizzazione. La retorica anti-establishment si concentra così su Bruxelles e sulle élite nazionali, accusate di aver tradito gli interessi dei cittadini comuni in nome di dogmi economici o di progetti politici lontani dalle necessità quotidiane. La promessa di riprendere il controllo dei confini nazionali e delle politiche economiche risuona potentemente tra chi si sente lasciato indietro dalla globalizzazione. La sociologa osserva che questa dinamica crea un circolo vizioso per la politica democratica. I partiti tradizionali, sotto pressione elettorale, possono essere tentati di adottare toni e proposte simili per riconquistare consenso,...
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Categoria: cronaca