L'Italia resta nella procedura Ue. La rabbia di Meloni
Il governo Meloni si scontra con Bruxelles: deficit al 3,1% e procedura d'infrazione aperta. Il ministro Giorgetti non esclude mosse unilaterali.
Il governo Meloni si scontra con Bruxelles: deficit al 3,1% e procedura d'infrazione aperta. Il ministro Giorgetti non esclude mosse unilaterali. | Contesto: cronaca
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Contesto
L'Italia rimane formalmente sotto la procedura per disavanzo eccessivo dell'Unione europea, nonostante l'approvazione del Documento di finanza pubblica (Dfp) da parte del Consiglio dei ministri. La decisione di Bruxelles, che conferma lo stato di infrazione aperto nel 2020, ha scatenato la reazione stizzita del governo Meloni. Il punto critico è il rapporto deficit/Pil, fissato al 3,1% per il 2025, una soglia che supera il limite del 3% previsto dai trattati e che non convince la Commissione europea a chiudere la procedura. Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha commentato la situazione con un tono che mescola rassegnazione e minaccia velata. 'Sono le regole', ha dichiarato, riconoscendo il quadro formale. Tuttavia, ha immediatamente aggiunto una nota di potenziale conflitto: 'Non escluderei che l'Italia si muova da sola sullo scostamento'. Questa affermazione, interpretata da molti osservatori come un'ipotesi di manovra correttiva autonoma e non concordata, getta un'ombra sul già complesso dialogo tra Roma e le istituzioni comunitarie. La procedura per disavanzo eccessivo è uno strumento di controllo del Patto di Stabilità e Crescita, attivato quando un paese membro supera i parametri di deficit o debito. Per l'Italia, la questione è particolarmente spinosa perché si intreccia con la gestione di un debito pubblico che supera il 140% del Pil, il più alto dell'Eurozona dopo la Grecia. La chiusura della procedura, tecnicamente, avrebbe un valore soprattutto politico e di reputazione finanziaria, segnalando ai mercati un ritorno alla piena osservanza delle regole comuni. Lo scontro, tuttavia, va ben oltre la tecnicalità dei numeri. Per il governo, la permanenza nella procedura rappresenta un'umiliazione politica e un vincolo alla propria autonomia di bilancio, soprattutto in un momento di rallentamento economico che richiederebbe, secondo l'esecutivo, maggiore flessibilità negli investimenti. Per la Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, si tratta invece di applicare le norme con rigore, soprattutto verso un grande paese fondatore, per preservare la credibilità delle regole fiscali comuni appena riformate. La posizione di Giorgetti...
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Categoria: cronaca